Camera dei Deputati

On.le Alessandro Pagano
“Gli approfondimenti”
L’ALLUVIONE
DI MESSINA. UNA RIFLESSIONE ANTROPOLOGICA
Ad
una settimana dall’alluvione di Messina, si possono tirare
alcune considerazioni:
a)
Il
sacco edilizio in quella zona della Sicilia, e non solo in
quella zona, ha precise responsabilità. Chi fin’ora l’ha fatta
franca, l’ha fatta grazie a coperture e complicità.
b)
Si è
incardinato non solo in Sicilia, ma in tutta Italia un processo
di degrado non solo paesaggistico e urbanistico ma anche umano.
Purtroppo le condizioni ambientali di molti nostri territori
sono talmente gravi che non ha più senso pensare alla semplice
“conservazione dei luoghi”. E’ invece urgente provvedere al suo
restauro ed alla sua manutenzione o ri-naturazione. Siamo
altresì consapevoli che la lotta per la casa dell’uomo
(l’ecologia) non può fare a meno dello strumento politico,
quindi, di una “alta visione del mondo”.
c)
Sarebbe ora che almeno la classe dirigente che si riconosce
nelle radici cristiane cominciasse a parlare non solo
genericamente di “Ambiente” ma di “Creato”. Il
passaggio nominale non è irrilevante, poiché comporta
l’assunzione di una prospettiva che conduce gli uomini alla
responsabilità finale di un Giudizio che verrà dato sul
loro operato. Fin’ora i ragionamenti politici sull’ambiente
infatti hanno riportato solo tesi ambientalistiche più o meno
condivisibili; quelli sul Creato invece porterebbero
direttamente al senso di responsabilità che si assumono gli
uomini davanti al Creatore.
Il motivo di
questo “cambio di passo” è di non poco conto: urge (pena la
distruzione di tutto) far rinascere un nuovo umanesimo che metta
al centro l’uomo, compreso le sue forme architettoniche e
ambientali, il tutto orientato al bene e al bello.
Il libro
della Genesi indica chiaramente come il Creatore rimette
nelle mani dell’umanità la responsabilità di dominare,
governare, coltivare e preservare il creato.
Concludo: è
evidente che la causa prima del degrado ambientale è l’abbandono
dei luoghi. Bisogna incoraggiare economicamente e fiscalmente
l’opera del contadino-agricoltore che deve restare a vivere in
montagna; il suo lavoro umile di regimentazione delle acque per
il suo campo e la coltivazione di piante ed alberi sui versanti
in quota è la prima garanzia della sicurezza per chi abita a
valle.
Di questo
tipo di cose se ne occupò pure Don Luigi Sturzo che diceva: “la
montagna controlla la collina, la collina controlla la pianura”.
Dopo la
montagna, l’attenzione si dovrà spostare sulle periferie anonime
e non umane, brutti luoghi urbanistici cresciuti senza regole (o
in deroga alle regole, come nel caso di Messina).
Come scrive
Luisa Bonesio: “L’idea di comunità è la somma di presenza
materiale (architetture, opere di coltivazione ecc.) e
spirituale (tradizioni, saperi locali, ritualità, simboli) delle
generazioni precedenti sedimentate in un luogo. Dunque per
salvaguardare un luogo non si può che salvaguardare la matrice
formale di un paesaggio, cioè il suo ”carattere identitario”
che costituisce il carattere singolare e insostituibile di ogni
luogo.
In altre
parole, così come i disastri ci spiegano, non si può avere
benessere, bellezza e sviluppo senza l’opera intelligente e
oculata dell’uomo radicato nella sua tradizione.
Alessandro
Pagano